Manifesto dell’ultima pazienza delle donne.
Mi rivolgo a voi.
A voi che vivete in case che sembrano sicure e invece sono celle.
A voi che preparate il pranzo, ascoltate i pianti, rassettate le stanze e rattoppate il mondo con ago e cuore.
A voi che non avete ferie, né stipendi, né tutela.
A voi che esistete per tutti, ma non appartenete a nessuno. Nemmeno a voi stesse.
Donne.
Casalinghe, madri, mogli, compagne, figlie, sorelle, infermiere della vita.
Lavoratrici non retribuite di un sistema costruito sulle vostre ossa.
Vi hanno insegnato che il vostro amore doveva essere illimitato, la vostra pazienza eterna, il vostro silenzio doveroso.
E intanto morite.
Ogni giorno. A poco a poco.
Dentro cucine pulite e camere piene di giochi.
Morite con il sorriso stampato addosso e la faccia rotta.
Morite nelle statistiche, negli articoli di cronaca che iniziano sempre con “una lite degenerata”.
Ma adesso basta.
Mi avete rotto.
Ci avete volute belle e mute.
Disponibili, presenti, gentili anche quando crollavamo.
Avete fatto della nostra forza un pretesto per sfruttarci.
Avete detto: “Ma lei ce la fa, lei tiene tutto in piedi.”
Sì, teniamo tutto in piedi.
Le case, i figli, i genitori, le emozioni, gli equilibri, le aziende, le scuole, le relazioni.
Ma a che prezzo?
Con che corpo? Con quanta anima rimasta?
Noi siamo la colonna vertebrale del mondo, e ci trattate come un tessuto di scarto.
Noi siamo il cuore della società, e ci chiamate “casalinghe” come fosse una prigione.
Noi siamo madri anche quando non partoriamo, perché generiamo presenza, cura, empatia, tenacia.
Noi siamo uomini migliori di voi, senza mai smettere di essere donne.
Ma se un giorno, per sbaglio, una di noi ferisce, ecco che il mondo si strappa le vesti.
La donna assassina. La donna crudele. La donna fuori posto.
La strega.
Ancora oggi, bruciate le donne.
Bruciate il dissenso, la rabbia, la libertà.
Bruciate noi, e poi fate la morale sulla cenere.
E intanto i nostri figli ci vedono.
Ci vedono sanguinare e sorridere.
Ci vedono soffrire in silenzio, e imparano che il dolore è femminile e il potere è maschile.
Ecco, adesso basta.
MI AVETE ROTTO.
Siamo esauste.
Siamo furiose.
Siamo in piedi sopra le ceneri di tutte quelle che avete fatto a pezzi.
E questa volta non ci siederemo.
Non ci interessa più il vostro rispetto. Pretendiamo spazio.
Non vogliamo più rappresentanza. Vogliamo potere.
Non vogliamo più fare le forti. Vogliamo poter crollare.
E vogliamo che, se una di noi grida, non venga chiamata pazza, ma ascoltata.
erché io, donna, non sono nata per servire.
Non sono nata per sorridere mentre muoio.
Non sono nata per portare il mondo sulle spalle e poi chiedere scusa se inciampo.
Io sono l’inizio e la fine.
Io sono la madre e la rivolta.
Io sono l’amore e la furia.
Io sono la Vita, e voi mi avete messa in croce.
Siete suicidari.
Avete tradito la vostra stessa salvezza.
Avete ucciso le madri, e ora vi chiedete perché il mondo sta crollando.
Bene.
Noi raccoglieremo le macerie.
E costruiremo un mondo che non ha più bisogno di scusarsi per essere donna.