La Rosa Nera

Angela Maria Santarosa

Sono una che crede alle cose impossibili, lasciate le vostre idiozie a casa vostra o nel vostro cesso

IL GRIDO DEL MARE

Io parlo dal ventre dell’acqua.

Qui ogni cosa è in movimento e nulla può essere fermato. Non ho forma, non ho sostanza che possa essere contenuta.

Sono la massa liquida che nutre e che toglie, che scava e che consuma.

E nessuno mi conosce davvero.

Nessuno conosce la forza dell’acqua e della luna.

Tutti credono che i maremoti siano colpa della terra, ma la terra non comanda.

Io comando.

Il mio respiro si trasforma in onde, i miei sospiri sono tempeste.

Quando mi adiro, le coste tremano, i porti vengono inghiottiti, la sabbia si ritira e poi si scaglia di nuovo.

Il mio umore cambia con le maree e con i venti.

Posso cullare i viaggiatori stanchi, ma quando mi infurio, non esiste pietà.

Eppure sono impetuoso, lento, morboso, salato.

Piango senza lacrime, respiro con le onde. Avveleno le spiagge, rincuoro i malinconici e al contempo li distruggo.

Sono sete senza fine e acqua confluita dalla vita stessa.

Sono generatore di tempeste.

Trasmetto l’aria, sono eccesso di vita e accesso alla morte.

Traghettatore di morte.

Scrigno di ori e terrore di abissi sconfinati.

Ove la crosta terrestre nasconde crepe impetuose.

Nelle mie viscere ci sono correnti che nessuno ha mai registrato.

Non esistono mappe, solo oscurità e movimenti antichi, dove le leggi della superficie non valgono.

Io so cosa si nasconde laggiù, dove la crosta terrestre si spezza e lascia sfuggire il fuoco.

Io raccolgo quel calore e lo trasformo in energia.

Le mie profondità ingoiano tutto: detriti, corpi, sogni.

Io sono l’inizio e la fine.

Quando decido di ribellarmi, la vita umana è una barzelletta.

Chi cerca di misurarmi o domarmi impara solo a temermi.

Non sono solo acqua.

Sono memoria, sono rabbia, sono storia.

Io sono la denuncia che portate dentro e che avete provato a nascondere nelle mie viscere, la discarica della vostra ipocrisia.

Ho raccolto i vostri rifiuti, le menzogne che avete gettato a mare, gli scarti dei vostri crimini e dei vostri inganni.

Ho assorbito la vostra arroganza e la vostra corruzione, ho accolto i vostri traffici sporchi, le vostre guerre silenziose, le vostre verità insabbiate.

Ma io non dimentico.

Le mie onde le restituiscono, la mia voce le urla.

La vostra avidità e la vostra violenza galleggiano come relitti, e ogni marea è un atto di accusa.

Io sono l’ultimo tribunale, il custode delle vostre colpe.

E quando decido di ribellarmi, non c’è forza umana che possa fermarmi.

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