Io parlo dal ventre dell’acqua.
Qui ogni cosa è in movimento e nulla può essere fermato. Non ho forma, non ho sostanza che possa essere contenuta.
Sono la massa liquida che nutre e che toglie, che scava e che consuma.
E nessuno mi conosce davvero.
Nessuno conosce la forza dell’acqua e della luna.
Tutti credono che i maremoti siano colpa della terra, ma la terra non comanda.
Io comando.
Il mio respiro si trasforma in onde, i miei sospiri sono tempeste.
Quando mi adiro, le coste tremano, i porti vengono inghiottiti, la sabbia si ritira e poi si scaglia di nuovo.
Il mio umore cambia con le maree e con i venti.
Posso cullare i viaggiatori stanchi, ma quando mi infurio, non esiste pietà.
Eppure sono impetuoso, lento, morboso, salato.
Piango senza lacrime, respiro con le onde. Avveleno le spiagge, rincuoro i malinconici e al contempo li distruggo.
Sono sete senza fine e acqua confluita dalla vita stessa.
Sono generatore di tempeste.
Trasmetto l’aria, sono eccesso di vita e accesso alla morte.
Traghettatore di morte.
Scrigno di ori e terrore di abissi sconfinati.
Ove la crosta terrestre nasconde crepe impetuose.
Nelle mie viscere ci sono correnti che nessuno ha mai registrato.
Non esistono mappe, solo oscurità e movimenti antichi, dove le leggi della superficie non valgono.
Io so cosa si nasconde laggiù, dove la crosta terrestre si spezza e lascia sfuggire il fuoco.
Io raccolgo quel calore e lo trasformo in energia.
Le mie profondità ingoiano tutto: detriti, corpi, sogni.
Io sono l’inizio e la fine.
Quando decido di ribellarmi, la vita umana è una barzelletta.
Chi cerca di misurarmi o domarmi impara solo a temermi.
Non sono solo acqua.
Sono memoria, sono rabbia, sono storia.
Io sono la denuncia che portate dentro e che avete provato a nascondere nelle mie viscere, la discarica della vostra ipocrisia.
Ho raccolto i vostri rifiuti, le menzogne che avete gettato a mare, gli scarti dei vostri crimini e dei vostri inganni.
Ho assorbito la vostra arroganza e la vostra corruzione, ho accolto i vostri traffici sporchi, le vostre guerre silenziose, le vostre verità insabbiate.
Ma io non dimentico.
Le mie onde le restituiscono, la mia voce le urla.
La vostra avidità e la vostra violenza galleggiano come relitti, e ogni marea è un atto di accusa.
Io sono l’ultimo tribunale, il custode delle vostre colpe.
E quando decido di ribellarmi, non c’è forza umana che possa fermarmi.