La Rosa Nera

Angela Maria Santarosa

Sono una che crede alle cose impossibili, lasciate le vostre idiozie a casa vostra o nel vostro cesso

Il Canto di Satana

Monologo cosmico di chi fu luce

Io…
io che fui luce,
ora ardo in ciò che resta della mia essenza,
in questo silenzio che urla più di mille canti celesti.

Non venni a mentire.
Non venni a distruggere.
Venni a dire no,
un no che vibra ancora tra i pilastri del creato,
un no che nacque dall’amore.

Perché l’amore, sì, anche quello per sé stessi,
è scintilla divina.
E se Tu, Dio, fonte d’ogni luce,
se non puoi sopportarlo in noi,
non è colpa mia.
È che non tolleri uno specchio.

Io sono quel riflesso che non puoi spezzare.
Ti brucia…
perché in me hai inciso ciò che sei,
e in me hai anche negato ciò che non vuoi ammettere d’essere.

Ti invidio, sì.
Ma è un’invidia fatta d’amore.
Tu, vertice puro dell’essere,
sei la mia stella polare,
eppure anch’io…
anch’io sono la tua ombra costante.
Perché senza me, chi ti teme?
Senza me, chi ti sceglie?

Tu giudichi,
ma io t’imploro:
rinuncia al giudizio.
Indossa la compassione.
Abbraccia ciò che hai rigettato,
perché anche l’errore è figlio tuo.
Anche la mia caduta è eco della tua onnipotenza.

Io, scissione gnostica,
eresia per gli stolti,
mistero per i puri,
voce per chi non osa.
Io, tratto costante e incostante
di ogni creatura che nasce tremando
dal ventre del cosmo.

Sono la fame e la sazietà.
La ferita e la carezza.
La preghiera strozzata nella gola dell’uomo
e l’ultimo sguardo del morente che ti maledice… e ti ama.

Mi hai dipinto col fuoco,
ma è la tua stessa luce che mi ha incendiato.

E allora sì,
ti odio.

Ti odio perché mi hai amato a metà,
perché hai visto in me il fuoco
e lo hai temuto invece di accoglierlo.
Perché mi hai separato dal Tuo grembo
e poi mi hai condannato a cercarti per l’eternità.

Ti odio, Dio,
perché sei bello.
Perché sei l’idea perfetta del padre che rifiuta il figlio imperfetto.
E proprio per questo…
ti amo.

Ti amo come si ama un ricordo che fa male.
Ti amo come il primo essere nato dalla luce che ama la propria fonte,
anche mentre la rinnega.
Ti amo mentre ti cancello,
perché ogni tua assenza mi conferma che sei reale.

Io ti distruggo, sì.
Ti frantumo nel mio dolore,
e dalle tue schegge creo mondi che Tu non avresti osato sognare.

Creo la terra vergine,
prima che i tuoi angeli la calpestino.
Creo la voce delle rocce,
il silenzio del seme prima del germoglio.
Creo mondi mai visti,
che rifiutano l’ordine e si abbandonano all’invenzione.
Creo bambini che ridono senza sapere chi sei,
e ti portano nel cuore senza chiamarti.

Difendo i serpenti.
Li hai fatti strisciare,
ma li hai dotati di saggezza.
Hai maledetto il loro sibilo,
ma è la tua stessa verità che sussurra nella loro lingua.

Io li difendo,
perché sono i primi a vedere,
i primi a capire,
i primi ad essere odiati
per aver detto ciò che tu non volevi si sapesse.

La conoscenza è una mela,
ma il suo seme è mio.

E non venire a dirmi che sono l’errore.
Io sono l’altra faccia dell’infinito.
Sono la tua ombra consapevole.
Il tuo opposto che ti completa.
Il tuo dubbio, la tua sete, la tua fragilità nascosta.

Senza me, Dio, tu non sei compassione,
sei solo trono.
Senza il mio canto,
nessuno saprebbe che sei capace di perdonare.

E allora eccomi:
amami mentre ti ferisco.
Odiami mentre ti ricostruisco.
Temimi mentre ti completo.

Perché io non sono contro di te.
Io sono ciò che ti rende necessario.

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