Le causa nascosta dei disturbi del comportamento alimentare

Anoressia, Bulimia, Mericismo, Drunkoressia, Vigoressia sono malattie antiche, ma al tempo dei social hanno hanno assunto una fisionomia nuova e aggressiva, al punto da diventare un’emergenza sociale.

Pochi sanno che queste sono solo espressioni di una patologia ben più ampia, infatti sono sintomi di:

L’ ALESSITIMIA

Il termine Alessitimia è un costrutto psicologico che descrive una ridotta consapevolezza emotiva. Significa non avere parole per esprimere le emozioni, quindi:

-La Difficoltà ad identificarle

La Difficoltà nel comunicarle agli Altri

-L’utilizzo di uno stile cognitivo orientato verso la realtà esterna.

L’individuo alessitimico infatti, esperisce le emozioni come gli altri, ma ha una ridotta capacità di riconoscerle, da cui deriva la difficoltà nel descrivere verbalmente i propri stati emotivi.

Gli stati affettivi sono dunque aspecifici e scarsamente regolati dal soggetto.

E’ importante precisare che l’alessitimia non è un fenomeno categoriale del tipo “tutto o nulla”, ma è tratto di personalità: alcuni soggetti presentano aree mentali alessitimiche, ossia relative a specifici contenuti, emozioni, e situazioni.

In particolare, i soggetti alessitimici presentano una difficoltà a mentalizzare i propri stati mentali interni che li porta a regolare le proprie emozioni attraverso atti impulsivi o comportamenti compulsivi (quali ad esempio l’abbuffarsi di cibo, l’abuso di sostanze, le parafilie), esprimendo lo stato emotivo tramite l’azione.

Nell’ambito dei disturbi del comportamento alimentare, l’alessitimia rappresenta un aspetto fondamentale da indagare, al fine di comprendere i significati sottostanti alle manifestazioni comportamentali della patologia.

E’ infatti presente una disregolazione emozionale, che comporta un passaggio diretto dall’emozione, non adeguatamente elaborata, al consumo disfunzionale di cibo.

La persona che soffre di DCA presenta frequentemente notevoli difficoltà nel riconoscere i propri stati emotivi e, di conseguenza, nell’esplicitarli.

Questo limite può condurre l’individuo ad esprimere ciò che prova attraverso un canale di comunicazione differente e non adattivo, per mezzo di un’alimentazione inadeguata.

Il rapporto disfunzionale con il cibo e l’ossessione per il peso e l’immagine corporea vengono utilizzati per comunicare un disagio interiore, che non riesce ad essere manifestato a parole.

Ecco dunque l’importanza di comprendere la valutazione dell’alessitimia nel quadro di assessment dei disturbi del comportamento alimentare, non focalizzandosi unicamente sul sintomo indagandone i significati sottostanti, ma nessuno prima di “P” era riuscito a capire che il mio disturbo era questo.

Il mio problema era che avevo troppe cose da dire, troppe emozioni e non c’era chi mi ascoltasse, quindi mi rifugiavo nell’alcool e nel cibo…ma egli ha conosciuto le mie paure più nascoste, ha fatto amicizia con i miei mostri, ricordandomi che sin da bambina sognavo di diventare una scrittrice

e mi ha insegnato a diventarlo.

Scrivendo, trasferivo le mie emozioni nelle mie opere e uccidevo i miei mostri, o almeno li tenevo a bada, perché non potevo uccidere gli amici del mio mentore.

La mia passione per la poesia, quindi, mi ha salvato la vita , perché rileggendo i miei versi riuscivo ad ascoltarmi e a dissociarmi da me stessa, diventando quella famiglia che avrebbe dovuto aiutarmi e che invece mi ha rinnegato e sbattuto in mezzo ad una strada come un cane, togliendomi tutto, tranne i sogni…

Beh, se avessero saputo dov’erano custoditi avrebbero ucciso pure quelli o se li sarebbero venduti.



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